Perché leggere i classici, perché leggere i Padri

In uno dei saggi della raccolta – assurta lei stessa ormai al rango di “classico” –  intitolata: Perché leggere i classici?, Italo Calvino tra l’altro scrive: «è classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno». Giocando con il titolo di Calvino, potremmo chiederci provocatoriamente: perché pubblicare i classici e in particolare i Padri della Chiesa? ha senso, oggi, editare opere di letteratura cristiana di millecinquecento o quasi duemila anni fa? A cosa serve tutto questo, se è vero che non troveremo tra quei classici manuali di istruzione per districarsi nella selva dei social network, oppure saggi economici per affrontare gli effetti di una pandemia così grave come quella con cui da alcuni mesi siamo costretti a convivere?